Brunetto Latini, il padre umiliato. (#Dante, Inferno, canto XV, seconda parte)

leonardolugaresi

Poche cose mi pare che stringano il cuore come lo spettacolo della decadenza: il vecchio Noè che giace a terra nudo, ubriaco fradicio, e i figli che, per non vederne la vergogna, lo mettono al riparo girando la testa dall’altra parte  (Gen 9,21-23);  il risentimento tormentato di un re ormai lontano da Dio come Saul o la demenza senile di re Lear; don Rodrigo al Lazzaretto, gettato «da una parte sur una materassa, involtato in un lenzuolo, con una cappa signorile indosso, a guisa di coperta», ultimo patetico vestigio dello status nobiliare distrutto dalla peste. La cronaca e la vita quotidiana ce ne offrono continuamente dei casi: la diva già stata bellissima che non sa sopportare il disfacimento del corpo un tempo adorato e, come la vecchia signora di Pirandello, si abbiglia e si atteggia come non dovrebbe, e noi ridiamo di lei; il potente caduto in disgrazia…

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