Una corda misteriosa (e una postilla romagnola). (#Dante, Inferno, canto XVI, ultima nota)

leonardolugaresi

Arrivati al bordo del burrone che separa il settimo cerchio dall’ottavo, Dante e Virgilio fanno una cosa strana, che i lettori della Commedia nel corso dei secoli si sono variamente sforzati di interpretare, senza però riuscire a comprenderla fino in fondo.

«Io avea una corda intorno cinta, / e con essa pensai alcuna volta / prender la lonza a la pelle dipinta.» (vv. 106-108). Che Dante girasse con questa corda legata attorno alla vita lo scopriamo solo adesso, perché nel primo canto, quando era comparsa la lonza – che nell’interpretazione di gran lunga prevalente (ma non unanime) dei commentatori simboleggia la lussuria – non se n’era fatto alcun cenno. Là il poeta ci aveva detto di essere stato più volte tentato di ritornare indietro a causa della lonza, ma che «l’ora del tempo e la dolce stagione» (cioè un insieme di circostanze esterne favorevoli) gli avevano dato il coraggio di…

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