Gerione, un tipo perbene. (#Dante, Inferno, canto XVII, prima parte).

leonardolugaresi

Il canto XVI si era chiuso nel silenzio “subacqueo” di una forma indistinta e mostruosa che saliva dall’abisso nuotando «per quell’aere grosso e scuro» come il marinaio che risale in superficie dopo essersi immerso per liberare l’ancora impigliata nel fondo del mare. Il XVII, con un sensibile cambio di tono, ha un’apertura molto “gridata”: «Ecco la fiera con la coda aguzza, / che passa i monti e rompe i muri e l’armi! / Ecco colei che tutto ‘l mondo appuzza!» (vv. 1-3). La sfumatura “comica” del finale è un primo, lontano anticipo di una tonalità che sarà pesantemente impiegata nei canti successivi, e il proclama virgiliano serve a certificare il tema che d’ora in poi ci occuperà: la frode.

Dopo un avvio in do maggiore come questo ci aspetteremmo forse chissà che cosa. In realtà la «sozza imagine di froda» (v. 7) che vediamo, e di cui apprenderemo il…

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