«O Simon mago, o miseri seguaci» (#Dante, Inferno, canto XIX, esordio)

leonardolugaresi

Lasciate le sozzure del canto precedente, d’improvviso il vuoto: solo una voce, piena d’ira, tanto più terribile perché non si sa donde provenga. È come se fosse “fuori del testo”, questa voce: non la emette uno dei personaggi della storia che stiamo leggendo, la quale – per quanto vera, come Dante vuole che la consideriamo – è pur sempre un racconto scritto in un libro. Non si sa di chi è questa voce, che sarebbe troppo banale attribuire al narratore. Voce profetica, voce divina; voce che, proprio per l’indeterminatezza dello spazio entro cui risuona, ci investe nel nostro. Ci riguarda, ci impressiona (e un po’ ci spaventa), per l’intensità della collera che la fa vibrare:

O Simon mago, o miseri seguaci / che le cose di Dio, che di bontate / deon esser spose, e voi rapaci // per oro e per argento avolterate, / or convien che per voi…

View original post 203 altre parole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...