Quella volta che Dante la fece grossa (eppure era un buon cattolico). [#Dante, Inferno, canto XIX, prima parte]

leonardolugaresi

Debitamente impressionati dalla invettiva profetica contro i simoniaci, rientriamo nel racconto al v. 7 e siamo già alla sommità dello «scoglio» che si inarca sulla terza «tomba», così possiamo vederla bene. Prima di descrivercela, però, Dante sente il bisogno di soffermarsi a lodare la «somma sapienza» dell’«arte» con cui Dio ordina il cielo la terra e l’inferno e assegna a ciascuno la giusta pena o ricompensa (cfr. vv. 10-12). È una cosa che fa altre volte, e serve sempre a dare maggior solennità al momento: il lettore è avvisato che qui c’è roba grossa.

La bolgia è di «pietra livida» e tutta costellata di cavità circolari, simili per forma e dimensioni a quelle dei pozzetti che fungevano da fonti battesimali nel battistero di Firenze – «nel mio bel San Giovanni», come dice lui (v.17). A questo punto Dante fa una cosa che invece non aveva mai fatto prima e non…

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