Dante e i suoi papi. (#Dante, Inferno, canto XIX, terza parte)

leonardolugaresi

Come si è detto, la simonia è il contrario di ciò che il cristianesimo deve essere. Lo schema immaginativo che regge tutta l’invenzione dantesca, in questo canto, è perciò quello del rovesciamento. I peccatori, in quei pozzetti di cui abbiamo parlato l’altro giorno, stanno a testa in giù: «Fuor dalla bocca a ciascun soperchiava / d’un peccator li piedi e delle gambe / infino al grosso, e l’altro dentro stava» (vv. 22-24) e le piante dei piedi sono arse da fiammelle che richiamano alla memoria del lettore, per evidente e grottesca contrapposizione, quelle che lo Spirito Santo accese sul capo degli apostoli nel giorno di Pentecoste (cfr. Atti 2, 3).

Tra i tanti che agitano scompostamente le gambe ce n’è uno «che si cruccia / guizzando più che li altri suoi consorti» (vv. 31-32) e attira per questo l’attenzione di Dante che chiede di conoscerne l’identità. La faccenda è…

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