La grandezza di Ulisse? Dipende dal mare. (#Dante, Inferno, canto XXVI, vv. 100-111)

leonardolugaresi

Parlavamo, tre giorni fa, della ragione di Ulisse; l’unica ragione che, nel suo onestissimo discorso, egli porti per spiegare la scelta, oggettivamente ingiusta, di mancare ai suoi doveri verso il figlio, verso il padre e verso sua moglie. Questa ragione è «l’ardore … a divenir del mondo esperto», cioè il desiderio. La posizione che viene enunciata è precisamente quella che si definisce come “dittatura del desiderio”. Dicevo, un po’ ruvidamente, ma davvero senza alcun disprezzo (come potremmo averne, per quel povero legno storto che noi stessi siamo?) che non c’è differenza di sostanza tra la libidine intellettuale di Ulisse e quella carnale di Francesca. Il mondo erige monumenti all’audace navigatore, al condottiero, al grande scrittore o all’inesausto ricercatore di nuove terre o nuovi campi del sapere e non chiede loro conto delle ingiustizie consumate, in quella che per convenienza si definisce “vita privata”, in nome del loro ardore

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