«Romagna mia …» (#Dante, Inferno, canto XXVII, primo trebbo)

leonardolugaresi

Aria di casa, finalmente. La tragica altezza del canto di Ulisse era sublime, ma anche difficile da sopportare a lungo, almeno per lettori prosaici come sono io. Sembra di stare in alta montagna, dove l’orizzonte è sconfinato e la veduta impressionante, ma l’aria così pura e rarefatta che stenti a respirare, e ogni passo ti pesa.

Ora si scende a valle, e per di più si va in Romagna, a casa mia. «Dolce paese», la chiama un altro poeta, romagnolo di nascita – che però si guardava bene dal tornarci («io, la mia patria or è dove si vive»), avendo preferito farsi il nido in Garfagnana. Non così dolce, invece, nella descrizione di Dante, fiorentino di nascita ma da un certo punto della sua vita in poi romagnolo di adozione (sia pur necessitata da circostanze che mai avrebbe scelto), ma egli la considera quasi esclusivamente sotto il profilo politico.

Il…

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