Cronaca nera (#Dante, Inferno, canto XXX, prima parte)

leonardolugaresi

Dall’ospedale al manicomio. Così sembra il passaggio dal canto XXIX al XXX.

«Nel tempo che Iunone era crucciata / per Semelè contra ‘l sangue tebano, / come mostrò una e altra fïata, // Atamante divenne tanto insano, / che veggendo la moglie con due figli / andar carcata da ciascuna mano, // gridò “Tendiam le reti, sì ch’io pigli / la leonessa e ‘ leoncini al varco”; / e poi distese i dispietati artigli, // prendendo l’un ch’avea nome Learco, // e rotollo e percosselo ad un sasso; e quella s’annegò con l’altro carco» (vv. 1-12). Un padre che improvvisamente impazzisce; aspetta il ritorno a casa della moglie, coi due figlioletti in braccio; gliene strappa uno («ch’avea nome Learco»: non un bambino astratto, non l’idea di un bambino, ma quel bambino, di cui vediamo la foto mentre sorride alla festa di compleanno o va in triciclo nel giardino di casa)…

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