Benvenuti a Tebe, «tristo buco» del mondo. (#Dante, Inferno, canto XXXII, primo passo)

leonardolugaresi

Apriamo il canto XXXII convinti di andare ormai verso la fine (forse anche desiderosi di far presto) e, a sorpresa, ci troviamo davanti ad un proemio, con tanto di invocazione alle Muse e topica protesta dell’insufficienza del poeta a svolgere il suo compito. Che si fa, si ricomincia?

In effetti non c’è troppo da sorprendersi, perché il motivo lo conosciamo già: quello in cui siamo entrati è infatti l’inferno dell’inferno, il non-luogo del male assoluto, un’altra cosa rispetto a tutti i posti, per quanto orribili ,che abbiamo già visto; e il male assoluto è propriamente indicibile, come si è accennato più di una volta durante questo viaggio. Perciò vanno prese molto sul serio le scuse preliminari di Dante: «S’io avessi le rime aspre e chiocce, / come si converrebbe al tristo buco / sovra ‘l qual pontan tutte l’altre rocce, // io premerei di mio concetto il suco / più…

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