La bocca. (#Dante, Inferno, canto XXXIII, vv. 1-9)

leonardolugaresi

«La bocca sollevò dal fiero pasto»: l’accento sul dettaglio, in questo primissimo piano, è impressionante. Il verso è non meno potente e perfetto di quell’altro – di cui intenzionalmente vuole essere gemello: «la bocca mi basciò tutto tremante». Identica l’impressione che marchiano a fuoco nell’animo del lettore: l’immagine fin troppo viva, persino ossessionante, della bocca. Per mangiare o per baciare, non fa differenza. Per “amore” (meglio si direbbe: per passione) o per odio neppure.

«quel peccator, forbendola a’ capelli / del capo ch’elli avea di retro guasto»: del bacio, concretissimo, di Francesca (altro che «disïato riso» dei romanzi cavallereschi!), ci pareva di vedere un filo di saliva sulla bocca; su questa bocca c’è sangue, frammenti di pelle, capelli, materia grigia …

«Poi cominciò: “Tu vuo’ ch’io rinovelli / disperato dolor che ‘l cor mi preme / già puer pensando, pria ch’io ne favelli. //…

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