Ugolino, il lupo e i lupicini, la morte di fame e il ciglio asciutto di Dante. (#Dante, Inferno, canto XXXIII,vv. 10-42)

leonardolugaresi

Dopo Francesca, ora Dante vuole che pensiamo a Farinata. «Io non so chi tu se’ né per che modo / venuto se’ qua giù; ma fiorentino / mi sembri veramente quand’io t’odo» (vv. 10-12). È come se, giunti al punto estremo – infimo e supremo – della sua (e nostra) avventura, ove si scopre la radice di ogni male, Dante volesse convocare gli incontri più significativi del viaggio, le presenze più emblematiche dei suoi (dei nostri) “cattivi amori”.

Qui però la sensazione è come quella che si prova quando si è di fronte a qualcuno che ci ricorda alla lontana un altro: la somiglianza, affiorando dal ricordo, rimarca la distanza: “un po’ gli somiglia, ma quanto è diverso!”. La politica, e la toscanità, nello scontro con Farinata erano ancora casi seri e passioni condivise: bruciavano, come fiamma viva. Ora la materia è la stessa, ma del tutto inerte…

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