Raschiando il fondo del barile. Ultime trovate dantesche prima di finirla con l’Inferno: l’antipianto e i morti viventi (#Dante, Inferno, canto XXXIII, vv. 91-fine)

leonardolugaresi

Chiusa la cella di Ugolino, epitome del male assoluto, e sfogato in qualche modo il nostro disperato senso di oppressione maledicendo i Pisani, il canto potrebbe anche finire qui. Ma sarebbe troppo corto (Dante alle proporzioni e all’ordine ci tiene), e soprattutto abbiamo ancora un paio di pratiche da sbrigare: Cocito, infatti, di zone ne ha altre due e dopo i traditori dei parenti e della patria dobbiamo ancora vedercela con i traditori degli ospiti e quelli dei benefattori. I quali, in punta di logica dantesca, secondo la tassonomia del suo inferno, sarebbero ancora peggiori degli altri due, poiché tradiscono un amore ancor più gratuito e puro (nel senso di non necessitato dai legami di sangue e di appartenenza civica). Ma che dire di più, anzi di meno, o di peggio, dopo il “grado zero” a cui siamo giunti con Ugolino?

Bisogna inventarsi qualcosa, e il nostro poeta non si…

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