«Io ti maledico»: un’osservazione su libertà di parola e ideologia dello hate speech.

leonardolugaresi

Dando un’occhiata ai commenti in rete circa il gesto aggressivo compiuto un paio di giorni fa da una donna di origini congolesi nei confronti di un uomo politico, in quel di Pontassieve, mi ha colpito che quasi nessuno abbia rilevato che ciò che lei ha detto è assai più grave di ciò che ha fatto (strappando a quel tale la camicia e un rosario che portava al collo, a quanto dicono). Mettere le mani addosso a qualcuno non va bene, ma dirgli «Io ti maledico!» è molto peggio.

Perché è grave, e perché è preoccupante che non ce ne accorgiamo? È grave per due ragioni, una soggettiva e l’altra oggettiva. La donna che ha pronunciato quella frase a quanto pare non è né una demente né una “disperata-perciò-esasperata” (adopero per una volta l’etichetta corrente, sulla quale ci sarebbe molto da discutere, ma ora lasciamo stare), bensì una persona da considerarsi…

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