«L’altro polo» ovvero l’altro mondo in questo mondo. (#Dante, Purgatorio, canto I, vv. 19-27)

leonardolugaresi

Col bel respiro di cui avevamo goduto, appena usciti dall’«aura morta» dell’inferno, ci era parso di tornare al mondo («ricominciò diletto»). L’incanto continua:

Lo bel pianeto che d’amar conforta / faceva tutto rider l’orïente, / velando i Pesci ch’erano in sua scorta. (vv. 19-21)

Sembra anzi che il nostro soggettivo diletto si rispecchi e si fonda in un meraviglioso riso del cielo; un cielo animato staremmo per dire, posto che – come dice lo stesso Dante nel Convivio, «che è ridere se non una corruscazione de la dilettazione dell’anima, cioè uno lume apparente di fuori secondo sta dentro?». Ma Dante non è D’Annunzio, e dentro al piacere subito germina (come sempre) un pensiero:

I’ mi volsi a man destra, e puosi mente / a l’altro polo, e vidi quattro stelle / non viste mai fuor dalla prima gente. (vv. 22-24).

Che vuol dire «puosi mente»? Che Dante fa…

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