Dante, Casella e la retorica dell’abbraccio (#Dante, Purgatorio, canto II, vv. 49-81).

leonardolugaresi

Un bel segno di croce e i nuovi arrivati «si gittar tutti in su la piaggia» (v. 50). All’inferno, per far salire la gente sulla barca di Caronte bisognava picchiarli col remo («batte col remo qualunque s’adagia», III, 111), qui si affrettano a sbarcare perché non vedono l’ora di andare a fare il loro cammino di purificazione. Questa fretta è un segnale, perché sul tempo, sui ritardi e sulle attese dovremo dovremo riflettere molto e Dante, come al solito, accenna in anticipo i temi che sta per svolgere. Prendiamo nota.

L’angelo, intanto, «sen gì, come venne, veloce» (v. 51). Senza complimenti e senza cerimonie: qui siamo in un posto dove, quando uno ha finito il suo lavoro, semplicemente se ne va. Anche questo ricordiamocelo. Due movimenti rapidi a cui fa seguito una stasi: «La turba che rimase lì, selvaggia, / parea del loco, rimirando intorno / come colui che nove…

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