L’infinita via. (#Dante, Purgatorio, canto III, vv. 1-36)

leonardolugaresi

Disperso dal brusco intervento di Catone, l’improbabile e provvisorio Casella fan club che si era formato nel canto precedente si divide: gli altri se ne vanno per conto loro «rivolti al monte ove ragion ne fruga» (v. 3), cioè correndo veso quel giudizio che ci scruta, ci investiga, ci tormenta anche ma ci salva; Dante invece si «ristrin[ge]» alla fidata compagnia del suo maestro: «e come sare’ io sanza lui corso? / chi m’avria tratto su per la montagna?» (vv. 5-6). Il problema è sempre quello: come andare, se non si conosce non solo la meta ma anche la strada? Solo che qui, come vedremo, la strada non la conosce neanche Virgilio.

Intanto però la nostra attenzione è concentrata nuovamente su di lui, un po’ messo in secondo piano dalle vicende dei due canti precedenti. Lo vediamo amaramente contrito del suo «picciol fallo» di essersi accodato alla distrazione altrui (vv…

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