Bontà infinita. (#Dante, Purgatorio, canto III, vv. 55-122)

leonardolugaresi

Forse non ce ne siamo accorti, ma si è incominciato a parlare di Dio. Nell’Inferno non vi era propriamente alcuna teologia, ma piuttosto una ateologia, se così possiamo dire. Nel senso che l’onnipresenza divina vi si manifestava nella forma della onniassenza. Si dirà che l’inferno è tutto interamente nell’impronta trinitaria dichiarata all’ingresso: «fecemi la divina podestate, / la somma sapïenza e ‘l primo amore» (III, vv. 5-6), cioè il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; ma è appunto come l’orma di un passaggio iniziale, l’impronta del “piede divino” che schiaccia quel mondo deserto e vuoto, come in una sorta di anti-creazione, nella assenza di spazio-tempo da cui solo la fugace traversata dantesca per un momento lo fa emergere. Non c’è teologia economia divina, all’inferno, giacchè la sola espressione dell’agire divino che vi può essere illustrata è quella della dannazione, che in realtà non dipende da…

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