Elogio (e critica) della pigrizia. (#Dante, Purgatorio, Canto IV, vv. 52-135)

leonardolugaresi

Giunti al «cinghio» o ripiano che consente provvidenzialmente un po’ di sosta al povero Dante, «a seder ci ponemmo ivi ambedui / vòlti a levante ond’eravam saliti, / che suole a riguardar giovare altrui» (vv. 52-54). Nella Commedia non c’è scampo: tutte le volte che, per un motivo o per l’altro ci si ferma e ci si siede, si fa lezione. Nel Purgatorio più ancora che nell’Inferno si fa lezione, perché più ci si avvicina alla meta del viaggio più si capisce che la beatitudine dell’uomo implica essenzialmente la conoscenza. Il Paradiso sarà una grande festa scolastica, un banchetto di onniscienza divina, in cui l’amore e l’insegnamento saranno un tutt’uno, poiché la cattedra la tiene Beatrice!

All’inizio del canto s’era fatta lezione di psicologia; ora se ne fa una di astronomia, imperniata sul problema della posizione del sole, che Dante, guardando verso oriente, si stupisce di trovare alla sua…

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