Come si risponde alla domanda fondamentale: “Io, chi sono?” (#Dante, Purgatorio, canto VII, vv. 1-9)

leonardolugaresi

Ecco una gemma preziosa, nello scrigno inesauribile della Commedia, che io non avevo mai raccolto prima d’ora.

«Poscia che l’accoglienze oneste e liete / furo iterate tre e quattro volte» – poiché non c’era “distanziamento sociale” allora, ed era chiaro che abbracciarsi è umano, è una cosa onesta e lieta (che meraviglia questa coppia di aggettivi!) – «Sordel si trasse, e disse: “Voi, chi siete?”» (vv. 1-3).

Già, come se fosse facile rispondere. La domanda più semplice, più elementare, più di base; quella che chiede la risposta preliminare a ogni altra questione … è anche quella che più ci confonde e ci destabilizza. Di solito ce la caviamo annodando la nostra pretesa identità ad appigli quanto mai precari: un certificato anagrafico, la pertinenza ad un qualche status sociale, una relazione familiare o amicale, al limite un’appartenenza ideologica. Insomma ci arrangiamo in qualche modo, tanto quanto basta per soddisfare un’intervistatore…

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