Meglio che andar di notte. (#Dante, Purgatorio, canto VII, vv. 37-136)

leonardolugaresi

Trattato, con rinnovato dolore, il tema della mancata salvezza e della relegazione nel Limbo dei non battezzati (vv. 25-36), il discorso di Virgilio ritorna, in conclusione, a un motivo conduttore di questi primi canti: l’uso del tempo. Qui è la santa fretta di uscire dalla “sala d’aspetto” dell’Antipurgatorio per andare finalmente a fare la terapia, cioè a cominciare l’ascesi purificatrice: «alcuno indizio / dà a noi per che venir possiam più tosto / là dove purgatorio ha dritto inizio» (vv. 37-39). Nel canto precedente era stato Dante a manifestare una gran voglia di far presto, di andare «a maggior fretta» (VI, 49) per raggiungere prima possibile Beatrice, ed era toccato al maestro raffreddare, sia pure in modo ancor vago, i suoi ardori: «ma ‘l fatto è d’altra forma che non stanzi» (VI, 54). Sta per calare la notte, e Virgilio sa bene – come tutte le persone con la testa…

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