Malinconia, e grazia, della sera. (#Dante, Purgatorio, canto VIII, vv. 1-6)

leonardolugaresi

«Troppo dolorosa è la malinconia e troppo a fondo spinge le sue radici nel nostro essere di uomini, perché la si debba abbandonare nelle mani degli psichiatri […] appartiene a un ordine, di natura sua, spirituale. Noi la riteniamo intimamente connessa con le profondità della nostra essenza umana». L’osservazione di Romano Guardini mi pare che sia pienamente valida anche per quella forma minore e quotidiana di malinconia, forse più struggente che dolorosa, che è propria della sera. Di ogni sera, per le anime che sono sensibili alla Stimmung peculiare delle diverse ore del giorno; di qualche sera almeno, per tutti gli altri.

Ci guarderemo quindi dall’assecondare un’interpretazione meramente psicologica, o sentimentale, di questo famosissimo attacco del canto VIII, troppo spesso delibato dai lettori della Commedia crogiolandosi nell’atmosfera e nella “musicalità” dei suoi versi, un po’ come i melomani “gustano” certe romanze di culto del melodramma. Qui Dante ci indirizza…

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