Sogni. (#Dante, Purgatorio, canto IX, vv. 13-63)

leonardolugaresi

I sogni – quelli veri, cioè quelli che popolano il sonno, non la loro contraffazione metaforica diurna (I have a dream), che è tutt’altra cosa – sono una parte tanto essenziale quanto occulta della nostra vita. Come non essere affascinati, e al tempo stesso inquietati, da questo pensiero nostro, ma altro da noi, che di nascosto ci abita e liberamente gioca, a nostra insaputa e senza il nostro permesso? Qualcosa che, “dentro, è io più di me”: saremmo tentati dunque di attribuirgli, se non una natura, quantomeno una somiglianza divina, una discendenza da Colui che, come dice Agostino, è «interior intimo meo et superior summo meo» (Conf. III 6,11). Lui sì più io di me stesso. Ma il volto di Dio, una volta che sappiamo intravederne i tratti al fondo del nostro abisso, rimane sempre: traccia indelebile della nostra origine e ancoraggio sicuro, per quante tempeste…

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