Il purgatorio come scuola. (#Dante, Purgatorio, canto X, vv. 7-33)

leonardolugaresi

Finalmente siamo in purgatorio. Non dimentichi, il lettore, che fino ad ora abbiamo camminato nell’antipurgatorio e che «il tempo passato fuori di quella porta» che è stata appena attraversata da Virgilio e Dante «non serve […] è come tempo perduto» (A.M. Chiavacci Leonardi). Tempo e spazio sono così strettamente correlati che le loro qualità si determinano reciprocamente: essendo quello antipurgatoriale per quanto vuoto purtuttavia tempo che realmente scorre (l’attesa delle anime che vi sono confinate ad un certo momento finirà), lo “spazio di quel tempo” è anch’esso dotato di senso, ed è comunque lontano dall’assoluta insensatezza di quel non-luogo che era l’inferno; ma ora, trovandoci nel purgatorio vero e proprio, percepiamo chiaramente, anzi tocchiamo con mano o meglio ancora sentiamo con tutto il corpo, la grande differenza tra la vaghezza di quel mezzoluogo (se posso dir così) da cui veniamo e la consistenza di un vero luogo pieno di significato…

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