Tre lezioni sulla (vera) umiltà. (#Dante, Purgatorio, canto X, vv. 34-93)

leonardolugaresi

Premessa metodologica (fondamentale): per purificarsi dal peccato, anzi dall’abitudine al peccato (che si chiama vizio), non vale concentrarsi su di esso, bisogna piuttosto imparare la virtù.

Seconda premessa di metodo (altrettanto importante): la virtù si apprende innanzitutto osservandola in azione. Ed è logico che sia così, essendo la virtus non una condizione a sé stante, uno “stato di quiete” per così dire, ma una modalità di rapporto col Bene, quindi sempre una dinamica, un movimento, in qualche misura una militia che si esercita nel vincere le resistenze e superare gli ostacoli che si oppongono al raggiungimento del suo fine.

Questo è vero anche dell’umiltà, che forse tra le virtù è quella che più facilmente soggiace al fraintendimento di chi la spaccia per una sorta di passività, quando non la confonde – come già vedemmo all’inizio del viaggio di Dante, nel II canto dell’Inferno –…

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