Il Padre Nostro di Dante (#Dante, Purgatorio, Canto XI, vv. 1-3)

leonardolugaresi

Tra tutti i fili conduttori della trama del Purgatorio, il più “conduttore” di tutti è la preghiera. L’impossibilità della preghiera, a ben vedere, è la differenza essenziale tra la condizione dei dannati e ogni altra condizione. Le anime che vagano senz’arte né parte nell’antipurgatorio, il cui tempo è ancora vuoto e privo di senso (anche se è vero tempo e non immobilità eterna), che sono ancora piene di scorie dei peccati in cui sono vissute e non hanno nemmeno iniziato il cammino di purificazione, sono però totalmente diverse da quelle dell’inferno solo per quest’unico, essenziale spiraglio: pregano. Possono pregare. Ecco perché la questione della preghiera (che implica anche affrontare seriamente il dubbio se essa serva davvero, come Dante fa nel canto VI, vv. 28-48) riemerge continuamente, con un’insistenza che dobbiamo capire fino in fondo e non dare per scontata. Qui, nella cornice dei superbi, l’affondo decisivo sul tema…

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