Malati di superbia, in via di guarigione. «Guiglielmo Aldobrandesco fu mio padre»: sticazzi! (#Dante, Purgatorio, canto XI, vv. 46-72)

leonardolugaresi

Il vizio è come una malattia senza memoria della salute, una patologia che ha completamente smarrito il senso di sé e si pretende fisiologica. Il suo stadio terminale è quello in cui esso si fa ideologia che pretende, con la forza della legge, di render lecito (e poi obbligatorio) il male, secondo la ben nota formula del governo Semiramide «che libito fé licito in sua legge» (Inf. V, 56): è esattamente la condizione in cui ci troviamo noi oggi. Per contrarlo, non c’è bisogno di fare un peccato mortale: questo è opportuno chiarirlo, perché temo che la classica distinzione tra peccati mortali e peccati veniali oggi sia spesso percepita in modo confuso e fuorviante. Il peccato mortale – questa terribile e misteriosa espressione della “unipotenza” umana che, solo, può bloccare l’onnipotenza divina (se io lo rifiuto, l’amore infinito di Dio non può salvarmi) – non è così facile…

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