Toscani imbestiati e Romagnoli bastardi (#Dante, Purgatorio, canto XIV, vv. 16-66; 91-126)

leonardolugaresi

Vista dal monte del Purgatorio, con gli occhi di chi già si sta purificando dalle scorie del peccato, il nostro mondo non è poi un posto così bello. Nel XIV canto Dante idealmente ritorna, e porta anche noi, nelle due terre della sua vita: la Toscana, da cui in fondo non ci siamo mai allontanati, tanto spesso è tornata nei versi danteschi durante tutto il percorso; e la Romagna, di cui avevamo già fatto il tour nel XXVII dell’Inferno, con Guido da Montefeltro.

Nelle parole di Guido del Duca, uno dei due romagnoli che qui Dante incontra, la desolante geografia umana della Val d’Arno è stigmatizzata, evocando il mito di Circe, attraverso la categoria dell’imbestiamento: «li abitator de la misera valle» vi sono descritti come «brutti porci», «botoli […] ringhiosi», «lupi» e «volpi piene di froda», e la loro “bestialità antropica” (che nulla ha a che fare con…

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