De mansuetudine. Dante e i nostri “miti”. (#Dante, Purgatorio, canto XV, vv. 88-114)

leonardolugaresi

Al centro del XV canto vi è la descrizione di tre visioni che appaiono a Dante quando giunge nella terza cornice, dove i penitenti si purificano dall’ira. Come era avvenuto in altra forma nelle cornici precedenti, esse mostrano esempi della virtù contraria al peccato che qui si sconta. Abbiamo già osservato che tale virtù è, in senso generale, sempre la stessa, cioè l’amore; in senso specifico, tuttavia, si declina rispetto ad ogni peccato in modo diverso: come umiltà per i superbi, come generosità per gli invidiosi ed ora nella veste della mitezza o mansuetudine che dir si voglia. Se però la sostanza di tali virtù non fosse sempre la carità, esse, come dice san Paolo, sarebbero niente (cfr. 1 Cor 13,2).

La mitezza si porta molto, oggigiorno, come virtù politicamente corretta, da esibire nella buona società in funzione di tratto distintivo della persona civile, perbene e moderna, e…

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