«Esce di mano a lui che la vagheggia»: Dio crea da padre, anzi da babbo (#Dante, Purgatorio, canto XVI, vv. 85-96)

leonardolugaresi

Cerco di spiegare, malamente, come posso, perché questi versi sono per me tra i più cari dell’intera Commedia (e consiglio vivamente di impararli a memoria).

Esce di mano a lui che la vagheggia (v. 85). Non finirò mai di bearmi della “divina facilità” di queste parole, agili e leggiadre come il passo di una danzatrice (io che non so ballare!). «Esce di mano»: lasciamo agli gnostici di tutte le risme l’idea della creazione come una colpa, o una condanna, o un lavoro faticoso e dovuto, persino malfatto, opera di un demiurgo malvagio o maldestro. E lasciamo agli atei l’idea che il mondo e l’uomo non sian creati affatto ma solo l’uscita casuale di un lancio di dadi (fatto da nessuno e in nessun luogo, d’altronde). Qui scopriamo invece che è un miracolo, proprio nel senso che ha la stessa divina facilità dei miracoli di Gesù. Genesi (2,7) ci racconta…

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