Vedere, non vedere, immaginare … Un trattato dantesco sulla visione. (#Dante, Purgatorio, canto XVII, vv. 1-57)

leonardolugaresi

Qui bisogna proprio leggere in filigrana, altrimenti si perde il meglio: il “trattato dantesco sulla visione” di cui parlo nel titolo, infatti, a prima vista è invisibile. E già questo è un bel paradosso, molto istruttivo se ci si dà la pena di pensarci. Il viaggio poetico della Commedia era cominciato col solenne impegno dell’autore a riferire ciò che da pellegrino ha realmente visto, sulla base del presupposto, comunemente condiviso, che questa sia la miglior garanzia di verità. «Dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte» aveva promesso subito il poeta (Inferno, I, v. 9), e nell’invocazione proemiale posta all’inizio del canto II aveva nuovamente impresso tale sigillo alla sua opera: «o mente che scrivesti ciò ch’io vidi / qui si parrà la tua nobilitate» (vv. 8-9). Da allora, era stato tutto un susseguirsi di fitti richiami al tema della visione, documentato in modo “evidente” dal lessico frequenziale del…

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