Dante sogna di nuovo: una femmina e una donna. (#Dante, Purgatorio, canto XIX, vv. 1-36)

leonardolugaresi

Forse questo è, in tutta la Commedia, il passo più affascinante. Nel senso etimologico che ha questa parola, da fascinum o fascinus che in latino è l’incantesimo malefico, la stregoneria, il malocchio (ma anche, al tempo stesso, il suo antidoto, originariamente in forma di amuleto fallico!). L’uso moderno della lingua, dal barocco in poi, incurante o ignaro di questo retaggio, ci ha disarmati nei confronti di quei poteri oscuri, abituandoci a ritenere che “affascinante” sia semplicemente colui/colei o ciò che è “molto attraente”, il che in definitiva equivale per noi a “molto bello”. Che una “bellezza affascinante” (o medusea, come un tempo si sarebbe detto) possa essere molto pericolosa, e persino mortale, ce lo siamo dimenticati da un pezzo. Ci vuole un incubo, per farci tornare a sentire quanto sia tremendo e serio il peso di una fascinazione. A tale funzione apotropaica assolve mirabilmente questo secondo sogno purgatoriale…

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