Piangi, che ti fa bene. (#Dante, Purgatorio, Canto XIX, passim)

leonardolugaresi

Secondo filo da seguire, nel tessuto del nostro canto. Le lacrime. Dopo essersi svegliato, nel modo che sappiamo, dal sogno della femmina balba ed essersi accostato, camminando impensierito e curvo «come colui […] / che fa di sé un mezzo arco di ponte» (vv. 41-42), al punto di uscita dalla cornice degli accidiosi, Dante viene accolto dall’angelo guardiano, che «Mosse le penne poi e ventilonne, / ‘Qui lugent’ affermando esser beati, ch’avran di consolar l’anime donne» (vv. 49-51). È la parafrasi di una beatitudine evangelica (Mt 5,5), con la non irrilevante sfumatura (che non mi pare molto notata dai lettori) di una felice ambiguità: là dove il testo evangelico dice «beati coloro che piangono perché saranno consolati» (e gli esegeti ci spiegano che quello è il cosiddetto “passivo divino”, per cui si deve intendere: perché Dio li consolerà), Dante traduce: “Beati coloro che piangono, che avranno le anime donne

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