Diventare papa. E poi? (#Dante, Purgatorio, canto XIX, vv. 97-126).

leonardolugaresi

Terzo filo che intesse il nostro canto: lo spirito «in cui pianger matura» quella purificazione del cuore che rende degni di vedere Dio e a cui Dante si rivolge per avere ragguagli sulla sua identità e sulla ragione della pena che lo inchioda a terra, risponde dichiarando innanzitutto, e con grande solennità, di essere stato un papa: «scias quod ego fui successor Petri» (v. 99). Anche all’inferno (dove il latino non si parlava mai, qualche volta invece l’idioma stravolto di un Pluto), quando transitammo per il cerchio degli avari ci venne fatto notare, nell’assenza di nomi propri e di volti identificabili tra la massa dei peccatori, che l’unico tratto distintivo era la chierica di molti di loro: «Questi fuor cherci, che non hano coperchio / piloso al capo, e papi e cardinali, / in cui usa avarizia il suo soperchio» (Inferno, VII, vv. 46-48). Ora, nel purgatorio, il…

View original post 772 altre parole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...