Il canto della cupidigia (#Dante, Purgatorio, canto XX, un po’ alla svelta)

leonardolugaresi

Meravigliosa semplicità di Dante, che non ha paura di leggere tre secoli di storia politica d’Europa con l’unica e risolutiva chiave della cupidigia, cioè della brama di possesso. Ci provasse oggi, passerebbe da imbecille agli occhi dei colti e degli intelligenti di questo mondo (i sacerdoti della complessità!): magari non quest’anno del centenario, in cui bisogna trattarlo da “venerato maestro”, ma senz’altro l’anno prossimo, quando sarà declassato a “solito stronzo”. Oltretutto, nel suo racconto infila anche un po’ di fake news, come quella che Ugo Capeto fosse «figliuol […] d’un beccaio di Parigi» (v. 52) o l’altra che Carlo d’Angiò avesse fatto ammazzare san Tommaso d’Aquino (v. 69), quindi sarebbe immediatamente debunkerato sui siti giusti e messo alla gogna sui social (e chissà, poi si muoverebbe anche qualche procura … l’apertura di un fascicolo non si nega a nessuno).

Però nella sostanza ha ragione lui: il punto…

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