Lezione di sesso. Dall’unico che ne capisce. (#Dante, Purgatorio, canto XXVI, vv. 1-87)

leonardolugaresi

Intenditori di carne umana, i lussuriosi che ardono nel fuoco dell’«ultima tortura» si accorgono subito che quello di Dante è un corpo vero: «Colui non par corpo fittizio» (v. 12). Essendo anche, molti di loro, poeti d’amore, chissà che non stiano sillabando dentro di sé qualcosa di simile ai versi di un nostro poeta: «Malinconiosa carne / dove una volta pullulò la gioia, / occhi socchiusi del risveglio stanco, / tu vedi, anima troppo matura, / quel che sarò, caduto nella terra?». Certo è che Dante, come sempre nel Purgatorio quando c’è di mezzo il corpo, ne fa una questione di ombre: «e io facea con l’ombra più rovente / parer la fiamma; e pur a tanto indizio / vidi molt’ombre, andando, poner mente» (vv. 7-9); e vorrà pur dire qualcosa il fatto che in questo regno i corpi significhino attraverso la loro ombra, oppure nel rivelarsi essi…

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