In paradiso Dante vuole andarci coi suoi amici. (#Dante, Purgatorio, canto XXVI, vv. 91-148)

leonardolugaresi

Forse ho capito, in quest’ultima lettura, la “ragione affettiva” (e perciò anche effettiva ma segreta) di tutto questo affollarsi di poeti nella parte finale del purgatorio, che prima non mi aveva mai impressionato particolarmente, forse perché non faccio parte della categoria e me ne tengo anzi ad una certa rispettosa distanza.

«Son Guido Guinizzelli»: bastano queste parole per scatenare in Dante un’emozione entusiastica, tanto più intensa quanto più è tenuta dentro: «Quali ne la tristizia di Ligurgo / si fer due figli a riveder la madre, / tal mi fec’io, ma non a tanto insurgo, // quand’io odo nomar sé stesso il padre / mio e de li altri miei miglior che mai / rime d’amore usar dolci e leggiadre; // e sanza udire e dir pensoso andai / lunga fïata rimirando lui, / né, per lo foco, in là più m’appressai» (vv. 94-102). Che Guinizzelli sia “il padre dello…

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