Un luogo bellissimo, dove non abita nessuno. (#Dante, Purgatorio, canto XXVIII)

leonardolugaresi

Siamo arrivati! Questa è la nostra prima impressione, aprendo il canto XXVIII. La «divina foresta spessa e viva» (v.1), perfetta antitesi della «selva sevaggia» del I canto dell’Inferno, è il luogo (ricordate che definimmo la selva un non-luogo? Qui: https://leonardolugaresi.wordpress.com/2019/07/21/la-selva-un-non-luogo-dante-inferno-canto-i/. Il luogo a cui eravamo diretti, quello che cerchiamo da sempre, quello fatto per noi. Il paradiso. “Ma questo è un paradiso!” diciamo, istintivamente, quando un angolo di mondo ci incanta, e ci illude che lì finalmente saremo (o saremmo) felici. Poi, come minimo, ci sono le zanzare, o dei vicini molesti, o qualcos’altro che non va.

Ma lì, sulla cima del monte del Purgatorio, nel «luogo eletto / a l’umana natura per suo nido» (vv. 77-78), nel «loco / fatto per proprio de l’umana specie» (come Dante lo chiamerà nel I canto del Paradiso), non c’è nulla che non vada: è davvero tutto perfetto, di…

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