Un monito impressionante. (#Dante, Paradiso, canto II, vv. 1-15)

leonardolugaresi

O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,

tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.

L’acqua ch’io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Appollo,
e nove Muse mi dimostran l’Orse.

Voialtri pochi che drizzaste il collo
per tempo al pan de li angeli, del quale
vivesi qui ma non sen vien satollo,

metter potete ben per l’alto sale
vostro navigio, servando mio solco
dinanzi a l’acqua che ritorna equale.

D’accordo, i poeti hanno le loro civetterie; le pose, le dichiarazioni di falsa umiltà, i finti dinieghi fatti apposta per essere pregati … Ma parole così io non ne ho lette mai, da nessun’altra parte. E mi fanno tanta impressione. Perché le prendo alla lettera. Chi mai può azzardarsi da solo, di sua iniziativa, ad iscriversi all’equipaggio dei…

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