Dante, la “fisica del desiderio” e noi (che crediamo di saperne più di lui). [#Dante, Paradiso, canto II, vv. 61-148]

leonardolugaresi

Quasi sempre il canto II del Paradiso a scuola non si legge e l’insegnante di solito se la cava spiegando che è un “canto dottrinale” in cui Dante affronta “il problema delle macchie lunari”. Peggio di così non si potrebbe fare, perché oltre all’ignoranza si promuove anche la sciocca supponenza, che sempre cova nella mente di noi moderni, che gli antichi fossero inferiori a noi, gente arretrata che non sapeva e non capiva le cose e quindi credeva ai fantasmi o si baloccava con pseudoproblemi come quello, appunto, delle cosiddette macchie lunari. Roba da bambini, ma neanche. Nulla di cui valga veramente la pena occuparsi..

In realtà, il problema di Dante è ben altro, e ci riguarda eccome. La fisica è solo fisica e basta? La spiegazione dei fenomeni naturali chiama in causa solo fattori materiali che la scienza può esaurientemente analizzare e comprendere in un orizzonte esclusivamente naturalistico, oppure…

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