«D’i nostri visi le postille». Che cosa si vede, veramente? (#Dante, Paradiso, canto III, vv. 10-30)

leonardolugaresi

Che cos’è il volto, per l’uomo? Tutto, in un certo senso. Cosa brama, infatti, chi ama? Vedere il volto dell’altro, e poi toccarlo, carezzarlo, baciarlo, che sono in fondo nient’altro che modi, più carnali e animaleschi, di mantenere il contatto ossia di contemplarlo – il che significa mantenere quel volto amato nel proprio spazio di cielo (questo significa primariamente templum, da cui contemplari). Quando l’altro è assente, lontano e invisibile a noi, ricorriamo ai simulacri: quelli esterni che la civiltà ci ha insegnato a produrre (ritratti, statue, fotografie, video, ora ologrammi) ma soprattutto i simulacri interiori che la memoria rappresenta nel suo teatro. Già, la memoria: mai così impari al compito come quando deve custodire nel tempo il tesoro dei volti della nostra vita. Chi non conosce la pena di non riuscire più a ricordare bene; anzi, a vedere precisamente il volto della persona amata scomparsa?…

View original post 946 altre parole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...