Quando un libro è necessario. (#Dante, Paradiso, Canto V, vv. 109-114)

leonardolugaresi

Di libri a questo mondo ce n’è tanti, più di quanti se ne possano leggere (specie oggi, che si ha quasi l’impressione che siano di più quelli che li scrivono di quelli che li leggono). Ce n’è di belli e ce n’è di brutti, di utili e di inutili; anche di malvagi e di dannosi, naturalmente. Ma quanti sono necessarî?

Si dice che, in proposito, avesse una sua idea minimalista quel califfo Omar, per ordine del quale nel 642 gli arabi, secondo una tradizione tutt’altro che sicura, avrebbero finito di distruggere ciò che restava della biblioteca di Alessandria: se tutti i volumi in essa custoditi portavano scritto ciò che c’è già nel Corano, erano superflui; se invece vi erano in essi cose che nel Corano mancano, erano dannosi. Un’altra tradizione, non più fondata di questa, riferisce invece che nell’Europa cristiana, alcuni secoli dopo, Tommaso d’Aquino fosse di tutt’altro avviso:

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