Il Potere, la Persona e Dio. (#Dante, Paradiso, Canto VI, vv. 1-24)

leonardolugaresi

Non leggeremo il canto VI del Paradiso come “il canto di Giustiniano” o “il canto dell’impero”, secondo la vulgata scolastica che lo mette in asse con il VI dell’Inferno, che sarebbe dedicato a Firenze, e il VI del Purgatorio, riguardante l’Italia, come terzo elemento di una presunta trilogia politica, (che non ha molto senso ritagliare all’interno della Commedia,che è tutta politica). Lo leggeremo piuttosto come il canto di Giustiniano e di Romeo da Villanova, messi sullo stesso grado d’importanza benché il primo occupi 126 versi e il secondo solo 16; e come il canto che più scava sul nesso tra il potere e la persona, o per meglio dire tra l’aspetto istituzionale e impersonale del potere e l’uomo che lo gestisce e/o lo subisce.

Tale nesso è messo a fuoco sin dal primo verso: «Poscia che Costantin l’aquila volse», endecasillabo che salda nel suo centro il…

View original post 904 altre parole

Il significato archetipico delle sette note musicali

Musicaeanima - Lo sconfinato mondo musicale

Il numero sette – è una casualità che le note musicali dominanti siano proprio in questo numero?

Per capire la profondità di questo numero e che non sia una casualità che i toni maggiori siano SETTE desideriamo collegare i seguenti fatti derivanti dalla storia e dall’esoterismo. Possiamo capire come effettivamente queste conoscenze possano ampliare la nostra conoscenza interiore ed allargare i nostri orizzonti musicali.

Prima di addentrarci nelle differenze tecniche delle diverse scale esistenti vorremmo prima esaminare il numero sette in quanto rappresenta ben più di un numero. Infatti non ha solo valenza matematica ma RAPPRESENTA una serie di eventi.

settebis

Matematicamente il sette è il numero primo più alto divisibile solo per se stesso. Rappresenta quindi una unicità e un dominanza sul numero stesso. Già questa affermazione, per chi è digiuno di argomentazioni dal punto di vista esoterico, rappresenta uno spunto di riflessione. Infatti nell’utilizzo del numero sette vi e…

View original post 924 altre parole

Sobrietà. (Non abbiamo bisogno di molte cose, per essere cristiani) [#Dante, Paradiso, canto V, vv. 73-84]

leonardolugaresi

Avendo meditato così limpidamente sull’irrevocabilità del dono della libertà impegnata con Dio, il discorso potrebbe sembrare chiuso. Sappiamo però da Dante che, quando la nostra intelligenza raggiunge una certezza, «posasi in essa, come fera in lustra» sì, ma poi di lì balza nuovamente in avanti, protesa da nuove domande a cercare altre risposte, in una continua e mai finita ascesa verso la Verità tutta intera. Nessuna questione, di conseguenza, si può mai cnsiderare definitivamente chiusa. Ora, per esempio, si apre il problema che la «Santa Chiesa» in certi casi dispensa dai voti, il «che par contra lo ver ch’i’ t’ho scoverto» (v. 36). Bisogna quindi tornare a studiare, per comprendere che non vi è contraddizione: nel voto vi è infatti una forma, la quale consiste nella libera disposizione della volontà che si impegna a fare o a non fare, e una materia costituita dall’oggetto dell’impegno. La prima non può…

View original post 804 altre parole

Il simbolismo occulto di quella inquietante pubblicita` di Meta

Neovitruvian's Blog

La pubblicita’ promozionale per Meta (la nuova società di Facebook) è stata descritta come “inquietante” e “terrificante”. Quando si comprende il pesante simbolismo occulto in questa pubblicità, l’inquietudine sale a livelli estremi.

Per mesi, i media hanno promosso il “metaverso”, una rete di mondi virtuali 3D in cui le persone si incontrano utilizzando avatar. Considerata la “prossima fase di Internet”, giganti della tecnologia come Microsoft stanno attualmente investendo miliardi di dollari per creare una realtà alternativa in cui le persone potranno “lavorare, giocare, fare acquisti e incontrarsi virtualmente”.

In effetti, niente li renderebbe più felici che trasformare l’umanità in un insieme di individui isolati che non possono realizzare nulla senza un dispositivo tecnologico collegato alle loro teste. Mentre diverse aziende sono pesantemente investite nel metaverso, il campione assoluto è Mark Zuckerberg.

Zuckerberg a una conferenza sulla realtà virtuale del 2016.

L’immagine sopra simboleggia in modo appropriato il futuro che stanno…

View original post 1.640 altre parole

Percorso nell’arte etrusca – Dall’Italia preromana ad oggi

NARRARE DI STORIA

La civiltà etrusca ha goduto, storicamente, di una sorte particolare: quella di divenire antica già in epoca classica. I Romani di età tardo-repubblicana ed imperiale, consapevoli che non poco della loro civiltà – dall’aruspicina alla simbologia del potere, dall’urbanistica ad un’intera dinastia regnante – proveniva proprio dalle sviluppate città della Dodecapoli, furono i primi “etruscologi” della storia, consapevoli che già ai loro tempi molto della civiltà etrusca era andato perduto.

In questo percorso, vogliamo quindi tentare di tracciare uno sviluppo dell’arte etrusca, in modo da rintracciare alcuni dei “fili conduttori” di questa antica civiltà.


Periodo Villanoviano – L’urna cineraria di Vulci

Il reperto trovato a Vulci nel 1965 nell’ambito di scavi clandestini, oggi conservato al museo di Villa Giulia, è una straordinaria urna cineraria a forma di abitazione. È datato al periodo villanoviano (X-VIII secolo a.C.)

La riproduzione della capanna è minuziosa, dalla porta apribile con l’indicazione delle assi incrociate…

View original post 1.580 altre parole

Quando un libro è necessario. (#Dante, Paradiso, Canto V, vv. 109-114)

leonardolugaresi

Di libri a questo mondo ce n’è tanti, più di quanti se ne possano leggere (specie oggi, che si ha quasi l’impressione che siano di più quelli che li scrivono di quelli che li leggono). Ce n’è di belli e ce n’è di brutti, di utili e di inutili; anche di malvagi e di dannosi, naturalmente. Ma quanti sono necessarî?

Si dice che, in proposito, avesse una sua idea minimalista quel califfo Omar, per ordine del quale nel 642 gli arabi, secondo una tradizione tutt’altro che sicura, avrebbero finito di distruggere ciò che restava della biblioteca di Alessandria: se tutti i volumi in essa custoditi portavano scritto ciò che c’è già nel Corano, erano superflui; se invece vi erano in essi cose che nel Corano mancano, erano dannosi. Un’altra tradizione, non più fondata di questa, riferisce invece che nell’Europa cristiana, alcuni secoli dopo, Tommaso d’Aquino fosse di tutt’altro avviso:

View original post 187 altre parole